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Corso Vittorio Emanuele II, 172
35123 - Padova (PD) Italy

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Biografia "Si. volentieri, subito"

Premessa

Devo confessare che, da laico, fino ad ora, ciò che avevo saputo di Suor Liduina Meneguzzi non mi aveva particolarmente im­pressionato. Pur essendo rimasto profondamente colpito dalla semplicità e purezza della sua persona e provando sincera am­mirazione per la sua capacità di mettersi al servizio di tutti, nei racconti sulla sua vita non avevo colto un fascino o carisma par­ticolari.

Elisa Angela - in ebraico il nome Elisa vuol dire "giuramento o perfezione di Dio", così si chiamava prima di diventare Suor Liduina, non proveniva da una famiglia nobile o altolocata né aveva rinunciato ad una vita agiata per vivere in povertà, anzi. Inoltre, nei racconti su di lei non vengono riportate esperienze mistiche particolari. Al contrario, la sua è la storia anonima di tanta povera gente comune che, in genere, non lascia traccia nelle cronache del suo tempo. Del resto, però, anche Gesù, nel venire al mondo aveva scelto l'umile famiglia di un falegname, optando per una vita semplice e per lungo tempo anonima, tra la gente comune.

Tuttavia, dopo aver letto il breve profilo di Suor Liduina, scrit­to con amore e grande freschezza da Suor Bianca Gualtiero, mi sono invece reso conto che, in realtà, questa piccola suora è un vero e proprio gigante della fede e dell'amore cristiano la quale, proprio come Gesù, che è tenerezza infinita e amore incondizio­nato, ha saputo donarsi totalmente al Padre mettendo la propria vita al servizio degli altri, soprattutto se "piccoli" e sofferenti.

In altre parole, offrendo letteralmente la sua vita come "pane eucaristico" sulla mensa di Dio, Suor Liduina, come i profeti, ha saputo portare a tutti coloro che incontrava la "Buona Notizia" del Vangelo e l'amore di Cristo.

Infatti, se è vero che, per chi segue la Parola, la vita è un tem­po che ci viene donato per "essere come Gesù", cioè figli e fratelli nell'amore del Padre, Liduina Meneguzzi nel farsi "tutta a tutti nella carità", ci è davvero riuscita.

Renzo Marcolongo, medico


Storia della Beata Liduina Meneguzzi

L'infanzia e la vita in famiglia

Angelina, come tutti la chiamano, è nata il 12 settembre 1901 a Giarre, un paesino alle pendici dei colli Euganei nei pressi di Abano Terme, la cittadina famosa per le acque termali. Viene bat­tezzata il 24 dello stesso mese con il nome di Elisa Angela, nel Duomo di Abano Terme.

La sua famiglia è molto povera, i genitori lavorano i campi e Angelina, che è la seconda di sette figli, conosce ben presto una vita di sacrificio. Essendo la ragazzina più grande deve accudire i suoi cinque fratellini e aiutare la mamma nei lavori domestici. All'età di quattordici anni cerca di rendersi ancor più utile mettendosi a servizio di alcune famiglie ricche del paese. Quan­do è più grandicella va a lavorare presso l'albergo "Due Torri" di Abano.

Educata in una famiglia profondamente cristiana, ben presto dà prova di aver assimilato quanto le è stato trasmesso. Di carat­tere mite, buono, paziente e generoso si confronta con un mondo che la mette alla prova. Ma Angelina, fin da piccola è cresciuta anche alla scuola di Gesù e da Lui ha imparato a perdonare.

A chi le chiede perché non reagisce e non dice nulla di fronte a chi la tratta male, lei serenamente risponde: "Poverino, lo sai che è fatto così!". Sapeva scusare i limiti dell'altro.

Non dobbiamo pensare però che tutto le sia facile perché an­che lei ha una natura umana, per cui ha un cuore, prova emozio­ni e sentimenti. Ma, fin da piccola, Angelina comprende di quale grande amore Gesù l'ha amata e vuole rispondere a questo amore ricordando che Egli un giorno ha detto: "Ogni volta che avete fatto una cosa sola anche ad uno solo dei miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me".

Nella sua adolescenza sente nel suo cuore il grande desiderio di donare tutta la sua vita a Gesù, vuole diventare suora, come quelle che sono arrivate al suo paese: le Suore Salesie. Compren­de però che non è il momento per comunicarlo ai genitori che di lei hanno tanto bisogno perciò attende.

Nell'attesa però, il 5 dicembre 1923, il papà muore a soli 57 anni e allora Angelina aspetta ancora un po' di tempo prima di manifestare il suo grande desiderio.

Angela Meneguzzi con la sua amica Giovanna Monegato

Angela Meneguzzi con la sua amica Giovanna Monegato

Suor Beata Liduina

Suor Beata Liduina

Incontro a Gesù

Arriva finalmente il giorno tanto atteso, il 5 marzo 1926! Angelina, accompagnata dalla mamma, entra nell'Istituto delle Suore di San Francesco di Sales o Salesie, la Congregazione è fondata da un sacerdote diocesano di Padova, Don Domenico Leonati, di Battaglia Terme. Sorta nel 1740 a Ponte di Brenta, periferia di Padova, aveva lo scopo di accogliere ed educare, nel "Conservatorio" da lui creato, le fanciulle povere di quella zona.

Nel 1751 il "Conservatorio" viene trasferito a Padova e le figlie spirituali di Don Domenico Leonati si prodigano a fare del bene aprendo scuole e dedicandosi all'educazione delle giovani.

Ispirandosi a San Francesco di Sales il Fondatore indica alle sue figlie la via della dolcezza e dell'umiltà per vivere il quotidia­no alla sequela di Gesù. In questa Famiglia religiosa Angelina si prepara nel silenzio, nella preghiera e nella conoscenza della vita religiosa e il 2 settembre 1926 veste l'abito religioso e le viene cambiato il nome: ora si chiama Suor Maria Liduina!

Inizia così la sua nuova vita con gioia ed entusiasmo, ma con grande impegno e volontà per essere sempre più come Gesù la vuole. Nella Casa Madre di Padova resta per undici anni con il compito di seguire le ragazzine del Collegio. Suor Liduina le se­gue con tanto amore e pazienza come una mamma ed esse la amano e la stimano proprio per queste sue qualità che richiama­no la figura materna. Svolge questo compito fino al 1937.

Vive la sua vita nella semplicità e nell'umiltà. È sempre pron­ta ad aiutare chi ha bisogno e rispondendo senza indugio ad ogni richiesta "Si, volentieri, subito!".

Grande è lo spirito di sacrificio che anima le sue giornate, tanto che sovente la senti dire: "Signore, a me il sacrificio, agli altri la gioia". È instancabile nel suo servizio e sempre con il sor­riso sulle labbra. Gode di una pace e serenità interiore che nulla, neppure le contrarietà umane o fatti dolorosi riescono a turbare. Cosa la rende così? La certezza che il Signore le è sempre accan­to e cammina con lei.

Il suo cuore è sempre proteso verso Gesù: nel momento della preghiera comunitaria, ma anche durante il suo servizio. È sem­pre in sintonia con Gesù e Lui non fa che riempire questo cuore di amore che Liduina poi, come una sorgente riversa sui fratelli e sulle sorelle. È l'amore che trasforma le sue azioni cambiando la quotidianità, quello che tutti noi viviamo, in qualcosa di stra­ordinario.

La missionaria al porto di Venezia prima di imbarcarsi per l'Africa.

La missionaria al porto di Venezia prima di imbarcarsi per l'Africa.


L'incontro di Suor Liduina e delle altre missionarie con i padri cappuccini all'arrivo a Dire-Dawa

L'incontro di Suor Liduina e delle altre missionarie
con i padri cappuccini all'arrivo a Dire-Dawa


La chiamata in Africa: il sogno diventa realtà

Nel 1937, i Padri Cappuccini presenti in Etiopia chiedono la pre­senza delle Suore per l'educazione dei bambini e di alcune in­fermiere per l'ospedale. Suor Liduina, che fin da bambina sogna di andare in Africa dai suoi "moretti", spera di essere scelta, pur consapevole di non avere grandi capacità e considerandosi una "povera oca". Il Signore infatti posa lo sguardo anche su di lei e, finalmente, il sogno diventa realtà e il 16 luglio 1937, con altre quindici Sorelle, parte per l'Etiopia. Alcuni mesi prima di partire si prepara come infermiera presso l'Ospedale Civile "Giustinia­neo" di Padova poiché in missione il suo compito sarà quello di assistere i malati presso l'ospedale locale.

Arrivate in Etiopia, in una cittadina chiamata Dire-Dawa, Suor Liduina inizia la sua opera tra le corsie dell'Ospedale Civi­le "Parini", dove i pazienti sperimentano subito la sua dedizione, attenzione e bontà. La cittadina di Dire-Dawa è abitata da gente di razze, culture, religioni diverse e a tutti Suor Liduina dona il suo amorevole servizio, senza distinzioni. Per lei non esistono differenze tra bianco e nero, tra cattolico o mussulmano perché in tutti vede Gesù.

Lei che si considera un "povera oca" riesce ad entrare in re­lazione con tutti! E quando dice che Dio è Padre di tutti e tutti noi siamo fratelli, chi l'ascolta, crede, non tanto per le sue parole, ma per i suoi gesti di carità e di amore verso tutti. Sono gesti che rivelano un cuore grande e imparziale, un cuore che ama e soffre per ogni fratello.

Suor Liduina non sopporta di vedere soffrire nessuno e quan­do si trova di fronte ad un bisogno o ad un problema, non si dà pace finché non trova una soluzione. E ai piedi di Gesù trova sempre una soluzione perché, se lei cerca di essere sempre ge­nerosa con Gesù, Lui non si lascia vincere in generosità e non le rifiuta mai nulla di quanto lei chiede per i fratelli.

Basti pensare che, durante la guerra, quando la sorella della cucina le dice: "Suor Liduina abbiamo duecento soldati ricove­rati e non ho nulla se non un pugno di riso e due o tre patate!", lei tranquilla risponde: "Va', va' a preparare!". Allora, la sorel­la, un po' titubante va e prepara una piccola pentola di riso e patate. Quando tutto è pronto, ritorna da Suor Liduina dicen­do: "Guarda che se mi presento con questa me la tirano dietro!" Ma lei con grande serenità risponde: "Vai pure a dispensare. E mi raccomando, danne un bel piatto perché sono uomini!". La sorella, sempre più sconcertata, va allora in reparto e comincia la dispensa. Soltanto dopo i primi piatti, si rende però con­to di cosa sta accadendo: lei dispensa la minestra e la pentola continua a riempirsi. Liduina è riuscita a strappare anche questo aiuto dal Cielo! Un infermiere, testimone di quel tempo dice: "In Suor Liduina c'è qualcosa che la contraddistingue: abnegazione e semplicità, bontà e amore fraterno per tutti. Per gli ammalati e per i sani, per i bianchi e per i neri. Si accosta agli ammalati con amore materno, trovando sempre una parola buona e di confor­to" (Demetrio Neri).

Un altro infermiere ricorda: "Suor Liduina con la sua carità e bontà ha illuminato quel mondo di sofferenza e di miseria in cui si viveva. Era una piccola suora, di poca cultura, ma l'amore che ardeva in lei la trasformava in abile infermiera, assistente chirurgica, anestesista, dottore. In casi di emergenza, per le operazioni più difficili aiutava il medico, infaticabile e dimentica persino del suo male fisico che la consumava piano piano" (Rinaldo Ferré).

La malattia e il dono totale si sè

Suor Liduina, dopo pochi mesi dal suo arrivo in Etiopia, avverte i primi segnali di un tumore all'addome che lentamente la porterà alla morte. Eppure, non pensa mai a sé stessa. Al medico che un giorno le dice: "Suor Liduina rimanga a casa, si riposi!", risponde sollecita: "Dottore non sono venuta in Africa per riposarmi! Ho l'eternità per riposarmi, ora questi hanno più bisogno di me". Si riferiva naturalmente ai soldati feriti ricoverati nell'Ospedale. Si, perché nel 1937, scoppia la Seconda Guerra Mondiale e, quando il 10 giugno del 1940 l'Italia entra in guerra, anche le colonie italiane in Africa risentono degli effetti.

I bombardamenti non si fanno attendere e la gente, terrorizzata, cerca salvezza nei rifugi.

Anche in questa circostanza Suor Liduina è in prima linea! Quando suona l'allarme e qua e là senti invocare: "Sorella Lidui­na, aiuto!". Ecco che, come un angelo protettore, provvede a por­tare al rifugio tutti gli ammalati, senza pensare a sé stessa. Prega, conforta e tranquillizza tutti finché ritorna la calma.

Per i soldati feriti lei è come una mamma, una sposa, una sorella, poiché sa che cosa vuol dire essere lontani dalla propria terra, dalla propria casa e dai propri cari e perciò ha per loro parole incoraggianti e piene di speranza.

Il male però, inesorabile, continua il suo decorso togliendo ogni giorno più le forze a questo angelo santo, sempre prote­so verso i fratelli sofferenti, che fino all'ultimo rimane accanto a loro. La sera precedente l'intervento, che accetta di buon animo, passa tra le corsie a salutare i suoi ammalati i quali la supplicano di non lasciarli. Lintervento riesce bene, ma poi sopraggiunge una paralisi intestinale e dopo una settimana di agonia si spegne a soli 40 anni. Prima di morire, consapevole che la sua esistenza terrena sta per terminare, offre a Dio la sua vita per la pace del mondo. E mentre guarda chi le sta accanto, si accorge che il chi­rurgo sta piangendo, prendendogli le mani lo consola dicendo: "Dottore, non pianga, lei ha fatto il possibile per salvarmi, ma mi ha aperto le porte del Paradiso: le sue mani saranno benedette!". Questo stesso medico poi dirà: "Non ho mai visto nessuno mo­rire con tanta serenità e pace!" mentre per le strade la gente del popolo va gridando: "È morta una santa! È morta una santa!".

Viene seppellita in mezzo ai soldati com'è loro desiderio. Tut­te le missionarie poi tornano in patria poiché l'Etiopia è ormai colonia inglese.

Suor Liduina insegna il Catechismo ai "suoi moretti"

Suor Liduina insegna il Catechismo ai "suoi moretti"


Alcuni momenti della vita missionaria di Suor Liduina e altre sorelle

Alcuni momenti della vita missionaria
di Suor Liduina e altre sorelle


La tomba della Beata Liduina nella cappella in Casa Madre a Padova

La tomba della Beata Liduina nella cappella in Casa Madre a Padova


L'umile ingresso della Cappella a Padova

L'umile ingresso della Cappella a Padova

Da DIre-Dawa a Padova, fino agli altari

Nel 1961, due sorelle che erano vissute con lei tornano a Dire­-Dawa, in Etiopia, per vedere se era possibile ritrovare qualche traccia fisica della sua presenza. Grande è la meraviglia quan­do constatano che la sua tomba era stata custodita con amore per vent'anni dalla gente semplice del popolo che tanto aveva amato.

Ottenuti i permessi dalle autorità, le due Sorelle possono ri­tornare a casa con i resti mortali della cara Liduina.

Dapprima viene tumulata all'interno della Casa Madre. Poi le Sorelle la fanno conoscere dalle persone che iniziano ad affidarle le loro preghiere per i bisognosi e gli ammalati.

Quindi si inizia a raccogliere testimonianze di grazie e guari­gioni per cui si procede per introdurre la causa di beatificazione che si apre nel 1963 e si chiude nel 1968. Nel 1970 la salma viene traslata in una cappellina a lei dedicata, adiacente la Casa Madre e con libero accesso al pubblico. Nel 1977 avviene il miracolo che porta alla sua beatificazione.

Un giovane di 26 anni, della provincia di Lecco, a Limena, nei pressi di Padova, ha un brutto incidente con il camion e viene ricoverato nella rianimazione dell'Ospedale Civile di Padova. Un sacerdote di Abano Terme, passando per la rianimazione, vede i due genitori disperati per la sorte del figlio. Si ferma e parla con loro, poi, porgendo loro un'immagine di Suor Liduina dice: "Sentite, hanno sempre detto che questa suora era una santa. Mettetela alla prova, fate una novena!". Da quel momento inizia un'incessante invocazione che termina il nono giorno, quando il ragazzo si sveglia lucido di mente e desideroso di riprendere la sua vita di sempre.

Per questo miracolo, il 20 ottobre 2002 Suor Liduina Meneguzzi viene proclamata Beata da Papa Giovanni Paolo II.

Alla sua Cappella arrivano in molti a chiedere la sua interces­ sione e, come faceva in vita, in modo semplice e umile, Liduina continua ad ottenere i favori dal Cielo per tanti fratelli che a lei ricorrono. Con la sua semplicità entra nelle famiglie e, dove c'è un problema, una decisione da prendere, un consiglio da chie­dere, tutti si rivolgono a lei e ottengono risposta. Tanto che le persone sono solite dire: Questa è la santa della mia quotidianità! Si, pensiamo pure che Liduina sta continuando la sua missio­ne tenendo una mano in quella di Gesù e l'altra aperta in mezzo a noi per riversare le risposte alle molte preghiere che le vengono rivolte.

Possiamo dire che il suo "Sì, volentieri, subito!" continua a ri­echeggiare qui sulla terra. Constatiamo che, dove c'è un bisogno, molte volte lei si presenta in sogno oppure fa trovare una sua medaglietta o immaginetta nei luoghi più impensati. Le testimo­nianze che leggiamo qui di seguito ne danno prova.